Contributo del dott. Amine Alahiyane, consulente CFP®
Negli ultimi decenni, il sistema pensionistico italiano ha subito trasformazioni profonde.
Il passaggio dal metodo retributivo a quello contributivo ha reso le pensioni future sempre più legate ai contributi effettivamente versati, ma a pesare oggi non sono solo le regole di calcolo: è la demografia il vero punto debole della previdenza pubblica.
La piramide demografica si sta rovesciando
Secondo l’INAPP (’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche) nei prossimi dieci anni l’Italia perderà sei milioni di lavoratori*: un esodo verso la pensione che non verrà compensato da nuove generazioni abbastanza numerose.
In altre parole, il rapporto tra lavoratori attivi e pensionati continuerà a peggiorare, mettendo a rischio la tenuta del sistema a ripartizione, che si fonda sulla solidarietà intergenerazionale.
Se negli anni ’60 c’erano molti giovani e pochi anziani, oggi la piramide si è rovesciata: i nuovi nati sono sempre meno, mentre i pensionati vivono molto più a lungo.

Fonte: PopulationPyramind.net
Questo significa che sempre meno lavoratori dovranno sostenere economicamente sempre più pensionati.
Tassi di sostituzione in caduta libera
Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, nel rapporto 2025 “Le tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario”, fotografa con chiarezza il problema.
I cosiddetti tassi di sostituzione lordi – cioè la percentuale dell’ultimo stipendio lordo che verrà percepita come pensione – sono destinati a ridursi drasticamente nei prossimi decenni.
Un lavoratore dipendente che andrà in pensione nel 2030 potrà contare all’incirca sul 72,1% dell’ultimo reddito, ma già nel 2040 la quota scenderà al 61,8%, fino ad arrivare al 58,4% nel 2070.
Ancora più critica la situazione per i lavoratori autonomi, che passeranno dal 50% nel 2030 a meno del 47% negli anni successivi.
In sintesi, chi oggi ha 30 o 40 anni rischia di dover vivere con una pensione pari a poco più della metà del proprio stipendio.

Fonte: rielaborazione personale dal rapporto MEF 2025 “Le tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario” – rapporto n.26
Un sistema sempre più fragile
L’attuale sistema pensionistico si basa su un principio semplice: i contributi dei lavoratori di oggi servono a pagare le pensioni di chi è già in quiescenza.
Finché ci sono molti lavoratori e pochi pensionati, il meccanismo funziona; ma quando il numero di nuovi ingressi nel mondo del lavoro non basta più a compensare chi esce, l’equilibrio si rompe.
Ed è proprio quello che sta accadendo in Italia: sempre meno giovani entrano nel mercato del lavoro, mentre il numero di pensionati cresce e l’aspettativa di vita si allunga.
Questo squilibrio rende il sistema progressivamente insostenibile, costringendo i vari governi a interventi continui come l’innalzamento dell’età pensionabile o la riduzione degli importi futuri.
L’illusione del “ci penserò più avanti”
Il problema è evidente, eppure molti cittadini preferiscono rimandare la questione con la frase “ci penserò più avanti”.
È un errore pericoloso: più si aspetta, più diventa difficile costruire una pensione integrativa efficace.
In finanza, infatti, il tempo è il miglior alleato: iniziare presto consente di sfruttare la forza dell’interesse composto, anche con piccoli accantonamenti.
Verso una nuova consapevolezza
Non si tratta di essere pessimisti, ma realistici.
La previdenza pubblica non sarà più in grado di garantire lo stesso tenore di vita delle generazioni passate.
È necessario che i cittadini prendano coscienza oggi di questa realtà e inizino a pianificare in autonomia il proprio futuro previdenziale.
Soluzioni come la previdenza integrativa, strumenti di investimento diversificati e una pianificazione anticipata possono fare la differenza.
Non esiste una formula unica valida per tutti, ma un principio è chiaro: prima si inizia, maggiore sarà la serenità domani.
*https://www.ilsole24ore.com/art/demografia-61-milioni-lavoratori-meno-10-anni-AHqbWFnC?refresh_ce
Dott. Amine Alahiyane, CFP®

